I vantaggi dell’età

Il passare degli anni, diciamo dalla fascia dei 40, non presenta molti vantaggi. La nostra società tende a farci credere che siamo eternamente giovani, convincendoci a comportamenti da perenni ragazzini e usando eufemismi che mascherano le vere parole. La verità è che nella fascia dai 40 ai 50 anni è la fascia in cui si inizia ad invecchiare (si, usiamo la vera parola, non gli eufemismi).
Certo non si è ancora vecchi, si hanno ancora molte possibilità di fare nuove cose, di godersi la vita, ma di sicuro non abbiamo davanti gli anni migliori e la prospettiva non è quella di diventare adulti o maturi.
Tuttavia è un tempo che regala un modo completamente nuovo di vedere la vita. E’ un tempo nel quale si inizia a fare qualche bilancio e chiedersi quali sono i valori che vogliamo vivere.

Il lavoro in molti casi non offre più le grandi prospettive di carriera, si può ancora migliorare e crescere, ma il grosso è stato impostato e magari fatto. Il mercato del lavoro stesso offre meno possibilità, sia perchè non si è più giovani, sia perchè si costa di più. Poi la crisi attuale fa il resto.
La famiglia si avvia verso la maturità. I figli iniziano a prendere la loro strada e non hanno più bisogno delle cure quotidiane.
Quindi due delle missioni più importanti della vita vengono ridimensionate.

E’ proprio in questo il periodo in cui si scopre il valore enorme di due elementi che caratterizzano la nostra esistenza: il tempo e la soddisfazione personale. Il tempo inizia a pesare, si realizza che è finito. E non si è più disposti a usarlo come non si vuole e soprattutto come non da soddisfazione. Quindi quello che inizia ad essere importante è vivere il migliore tempo possibile, dando il massimo valore a ogni singolo momento.

Per fare questo è necessario, a volte, fare scelte coraggiose, correre dei rischi, cercare dentro se stessi e fuori da se stessi quello che veramente conta perchè da questi anni il valore del tempo e della vita acquista un significato diverso.
Da questa età della vita si realizzano i propri valori e ciascuno può capirlo solo per se stesso, è una domanda la cui risposta è tutta personale.

Raggiungere la comprensione dei valori della propria vita (soprattutto a quelli non tangibili), dare un significato all’esistenza ed alle relazioni, avere la capacità di compiere scelte importanti per dare ad essa il valore che vogliamo, avere il coraggio di fare quello che da soddisfazione e senso… questi sono i vantaggi dell’età.
Sono i regali dall’esperienza, sono il sapore della vita.

E allora i 40 anni diventano, come dice Anselm Grun, età di grazia.

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Società libera e povertà

Alle persone che nelle capanne e nei villaggi di mezzo mondo lottano per spezzare le catene della miseria promettiamo i nostri maggiori sforzi per aiutarli ad aiutarsi, per tutto il tempo necessario. Non perchè potrebbero farlo i comunisti, non perchè ne cerchiamo in voto, ma perchè è giusto. Se una società libera non può aiutare i molti che sono poveri, non può salvare i pochi che sono ricchi.

John F. Kennedy

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Numeri alla mano, una società di diseguaglianze

Fra il 1971 e il 2001, mentre il reddito medio del lavoratore tipo non ha mostrato letteralmente alcuna crescita, il reddito dello 0,01 per cento della popolazione, ovvero i più ricchi tra i ricchi, è cresciuto di circa il 500 per cento. La distribuzione della ricchezza è ancora più sbilanciata, e i livelli di diseguaglianza sono ora più alti che in qualsiasi altro momento dall’età dell’oro che seguì la Guerra Civile.

… tendo a pensare che a un certo punto una persona ha il dovere di accontentarsi, che un Picasso appeso in un museo può dare lo stesso piacere di quello appeso nel salotto di casa, che è possibile consumare un ottimo pasto al ristorante per meno di 20 dollari, e che quando si indossano abiti che costano più del salario medio annuo di un americano ci si può permettere di pagare le tasse un po’ più alte.

L’audacia della speranza, Barack Obama

Un mio pensiero: è questa la società che stiamo cercando di salvare? Quello 0,01% valgono veramente così tanto in più di un uomo medio? Non sono uomini entrambi?
Forse dovremmo riflettere sulla società che vorremmo per i nostri figli.

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Tangentopoli era uno scherzo!

Ormai non c’è giorno che i quotidiani, le televisioni ed i siti internet non ci mettano sotto gli occhi i comportamenti vergognosi di questa classe politica, la sua fame di soldi senza neanche la preoccupazione di nasconderla, il senso di impunità e la distanza dal paese che caratterizza ogni sua azione.

Ieri sera su RAI2 (NUM3R1) è andato in onda un servizio che approfondiva situazione e numeri: da paura. Ha evidenziato una politica affamata solo di soldi con cifre assurde, non comparabili a NESSUN ALTRO PAESE AL MONDO! E una classe politica che a dispregio del popolo italiano continua a sostenere in tutti i modi questo fiume.
Basta pensare che il solo Lusi per un partito scomparso ha gestito 240 milioni di euro!

Chi, come me, ha vissuto la prima tangentopoli italiana non può non ricordare il senso di scandalo e contemporaneamente di aria nuova che si è respirato in quel periodo.
Pura illusione. Nessuna novità, né d’altronde gli italiani hanno fatto nulla affinché qualcosa cambiasse.
All’epoca i politici avevano almeno la dignità di rubare per il partito e di cercare di farlo con una certa “etica”, un po’ come un senso di pudore. Oggi non hanno alcuna dignità: hanno più che raddoppiato le cifre in ballo e non rubano più per il partito, ma lo fanno solo per scopi personali, il partito è solo un mezzo.
Ho ricordato i politici dell’epoca con un sorriso, in confronto erano ladri di galline.

Concludo con una nota di sorpresa: sapete chi è il partito che maggiormente beneficia di questa pioggia di denaro senza dovere alcuna giustificazione? Non è scontato…. è PROPRIO IL PD!
Si, esatto! Secondo quanto evidenzia il servizio, il PD incassa circa il 30% in più del partito di maggioranza relativa (PDL).
E noi che abbiamo pensato che Berlusconi fosse la cosa peggiore e la sinistra l’alternativa…. ILLUSI!!!

Una nota: Mussolini diceva “come si fa a non essere dittatori in un paese di servi?“.
Tutto questo è accaduto e accade nel nostro silenzio. E chi tace acconsente.

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Deresponsabilizzazione nella società del possesso

Gli anni che stiamo vivendo ci appaiono veramente difficili. In particolare molti di noi vedono minate alle radici i tanti progressi sociali che il progresso della così detta epoca moderna ha portato.
Mi riferisco al welfare piuttosto che alle tante conquiste stratificate negli anni all’interno dei contratti di lavoro.
Improvvisamente però si scopre che non c’è più fieno per tutti e che la parte più pesante e costosa della nostra società civile è proprio il welfare, cioè la più grande conquista sociale che abbia mai realizzato l’uomo nella storia.

Sappiamo bene che la ricchezza nel mondo non è assolutamente distribuita in parti uguali, anzi: circa il 25% del mondo possiede il 90% della ricchezza ed all’interno di questo 25%, l’80% della ricchezza è posseduta dal 10%. I numeri sono un po’ arrotondati, ma basta una facile ricerca su internet per averne riscontro. I termini non cambiano.

Di fronte a un pericolo di “perdita” del proprio status è appunto quel 10% che determina le azioni da intraprendere: non certo per il bene del mondo, ma per la conservazione (e possibilmente l’accrescimento) del proprio status. E’ la “logica del possesso“, da sempre motore della storia dell’uomo. Contrastata, appunto, solo da politiche di welfare che hanno lo scopo di garantire quel minimo di ricchezza necessaria a uno stile di vita sufficiente un po’ a tutti, o per lo meno ad una base più ampia possibile.

Governi e democrazie sono incapaci di tutelare questo welfare nei confronti di questo 10%, che ha in mano grandi leve economiche. Il welfare è un costo enorme e in periodi di crisi va ad erodere chi ha maggiori ricchezze… ergo: meglio fare qualche passo indietro.
Il tutto viene agevolato da un periodo di cambiamenti estremamente difficili da interpretare, con un futuro incerto al quale l’intera classe politica mondiale è totalmente impreparata.

E allora? E allora vai con le liberalizzazioni sociali!
Ma attenzione: non quelle che favoriscono il libero mercato e tutelano il consumatore, bensì quelle che liberalizzano i datori di lavoro dagli obblighi del welfare. L’idea brillante è semplice: togliamoci i costi del welfare e gli obblighi nei confronti dei dipendenti e demandiamo al “dio mercato” la responsabilità di trovare un nuovo equilibrio.
E’ la quadratura del cerchio: mani libere per i datori di lavoro, risposta trovata alle incapacità dei politici.

Si trasforma così la società dalla logica del “ci siamo dentro tutti quanti” al libero “sono fatti tuoi”.

La soluzione che si sta attuando è semplice ed elegante e soprattutto elimina obblighi reciproci. Peccato che nella società post moderna non possa più funzionare nel medio/lungo termine: come si fa a far digerire a tutti che dobbiamo tornare indietro di 200 anni?

Queste sono semplici riflessioni basate su considerazioni di economisti politici (non solo italiani). E’ lampante come negli ultimi 2 anni la politica stia strenuamente difendendo le conquiste del possesso di pochi facendole pagare a caro prezzo ai molti e facendole passare come “bene comune”. E, checché se ne possa pensare, la situazione non è sostenibile.

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